La Battaglia di Berna

UNGHERIA-BRASILE 4-2

MONDIALI SVIZZERA 1954: Quarti di finale

Berna, Wankdorf Stadium, 27 Giugno 1954

Ungheria e Brasile erano ai tempi le nazionali che esprimevano il gioco più spettacolare del mondo e a parere di molti questa sfida ai quarti di finale dei Mondiali era come una finale anticipata: chi avesse vinto questa partita sarebbe poi tranquillamente diventato Campione del Mondo, tanto era riconosciuto il divario con le altre finaliste. Il Brasile, dopo l’incredibile sconfitta di 4 anni prima nei Mondiali di casa, era assolutamente convinto di riscattarsi e vincere; l’Ungheria d’Oro era campione olimpico in carica e aveva stracciato per 2 volte l’Inghilterra negli ultimi 7 mesi arrivando al Mondiale come favorita. Nella partita precedente con la Germania Ovest si era infortunato alla caviglia Puskas, la stella del Mondiale, e non poteva scendere in campo, ma l’Ungheria d’Oro era comunque fortissima. Eppure questa sfida passò alla Storia non per la qualità del gioco e lo spettacolo, bensì per la cruenta battaglia che si generò sul campo, con botte da orbi, calci e pugni, tensione e nervosismo. Le squadre arrivarono all’appuntamento con troppa responsabilità sulle spalle e l’obbligo di vincere, l’andamento del match e l’arbitraggio non all’altezza fecero il resto. Al fischio d’inizio Julinho prende palla e dribbla 5 avversari, quasi a voler mettere in chiaro che i più tecnici al mondo sono i brasiliani. Forse sì, ma l’Ungheria d’Oro è più concreta: dopo un salvataggio di un difensore sulla linea su conclusione di Kocsis al 2’, passa in vantaggio al 4’ con una caparbia azione di Hidegkuti, che si vede ribattere 2 volte le sue sberle di sinistro prima di trovare lo spiraglio giusto con il destro nella stessa azione! Dopo 3 minuti assist perfetto di Bozsik e colpo di testa di Czibor sul filo del fuorigioco: 2-0! Visto chi è più bravo? Gli ungheresi eccedono con la superbia, tocchi leziosi che fanno saltare i nervi ai focosi sudamericani, e la partita prende una brutta piega. Al 18’ l’arbitro da un rigore sacrosanto al Brasile e il terzino Djalma Santos spiazza Grosics con freddezza. Il Brasile domina il resto del primo tempo ma il suo è un dominio sterile: esclusi Didi e Julinho, stelle di prim’ordine, il resto dell’attacco brasiliano è tanto fumo e niente arrosto. E’ infatti l’Ungheria d’Oro a sfiorare il terzo gol con un tiro cross di J.Toth che Castilho “buca” e Djalma Santos respinge in extremis sulla linea. Nella ripresa la tensione è alle stelle e degenera dopo 15 minuti di attacchi brasiliani che si infrangono contro la granitica difesa ungherese (il portiere Grosics su tutti): su azione di contropiede l’arbitro inglese Ellis assegna un rigore inesistente all’Ungheria (fallo su Kocsis? Fallo di mano del difensore? Che cosa ha visto??). Batte Lantos e mette la palla all’incrocio, 3-1. Scoppia una rissa in campo, il Brasile non ci sta e gli ungheresi sono perfetti nella parte dei provocatori, vola qualche ceffone che l’arbitro non vede. Al 65’ si rivede lo spettacolo in campo, splendido e meritato gol di Julinho, con un collo esterno destro dal limite dell’area sul palo lontano: imprendibile! La partita è apertissima ma si fa fatica a giocare, i difensori e centrocampisti ungheresi entrano duri sulle gambe dei brasiliani. Castilho salva su Kocsis lanciato a rete e tiene aperta la partita, sul ribaltamento di fronte c’è un fallo a meta campo e scoppia un’altra rissa: stavolta l’arbitro mette mano ai cartellini e butta fuori Bozsik (il migliore in campo) e Nilton Santos.

Nilton Santos e Bozsik vengono espulsi al 74′.

Al 78’ Didi colpisce un palo clamoroso con un proverbiale tiro da fuori area (per i brasiliani Didi “sapeva far parlare il pallone”) e la rabbia brasiliana aumenta: poco dopo Humberto tira un calcione a Hidegkuti e l’arbitro lo butta fuori con un tempismo eccezionale (di entrate così ce n’erano state una dozzina anche da parte ungherese!). Il Brasile non si arrende e reclama un rigore a 5 minuti dalla fine per contatto fra Lantos e Julinho, che poteva anche starci. E invece crolla all’88’ sul contropiede ungherese: l’inesauribile Czibor vola sulla destra e crossa in mezzo per la testa di Kocsis, è il definitivo 4-2. Sotto la pioggia scrosciante del finale scoppiano nuove risse nel dopo partita, ma la Battaglia di Berna oramai ha dato il suo verdetto: Ungheria (stavolta meno “d’Oro” e più “cinica”) in semifinale, Brasile a casa fra mille recriminazioni.

UNGHERIA: Grosics 7, Buzansky 6, Lorant 5.5, Lantos 6, Bozsik 6.5, Zakarias 5.5, J.Toth 6, Kocsis 6.5, Hidegkuti 7, M.Toth 6, Czibor 7.5. All. Gusztav Sebes.

BRASILE: Castilho 5.5, Djalma Santos 6.5, Nilton Santos 5, Brandaozinho 5.5, Pinheiro 5, Bauer 4.5, Julinho 7, Didi 7, Baltazar 5, Maurinho 5.5, Humberto 4.5. All. Zezè Moreira.

Arbitro: Ellis (ING) 4

Espulsi: al 71’ Bozsik e Nilton Santos. Al 79’ Humberto.

 Al 4’ Hidegkuti 1-0; al 7’ Kocsis 2-0, al 18’ Djalma Santos (Rig) 2-1, al 60’ Lantos (Rig) 3-1; al 65’ Julinho 3-2; all’88’ Kocsis 4-2.

HUNGARY-BRAZIL 4-2

Hungary and Brazil were at that times the national teams which expressed the most spectacular game, and challenge the quarter-finals of the World Cup was like an early end: whoever won this match would then quietly becoming a world champion, was recognized as the gap with the other finalists. Brazil, after the incredible loss of 4 years before the World Cup at home, was absolutely convinced he redeem himself and win; Golden Hungary was the Olympic champion in office and had played for England 2 times in the last 7 months coming World Cup as favorites. In the previous game with West Germany had injured his ankle Puskas, the star of the World, and could not take the field, but the Golden Hungarian was still strong. Yet this challenge went down in history not for the quality of play and the show, but to the bloody battle that begat the field, with of blows, kicks and punches, tension and nervousness. The teams arrived appointment with too much responsibility on the shoulders and the obligation to win, the trend of the match and the referee did not up the rest. To kick off the ball and dribbled Julinho takes 5 opponents, as if to make clear that the most technical in the world are Brazilians. Maybe so, but the Golden Hungarian is more concrete: after a save by a defender on the line of the conclusion of Kocsis 2 ‘, took the lead at 4’ with a willful action of Hidegkuti, who sees reply 2 times the slapping his left before finding the chink in the same right with the right action! After 3 minutes a perfect assist of Bozsik and header Czibor on the offside: 2-0! See who is better? Exceed the Hungarians with pride, mawkish touches that make nerves to the fiery South American, and the game took an ugly turn. At 18 ‘the referee by a holy rigor to Brazil and back Djalma Santos displaces Grosics coldly. Brazil dominates the rest of the first half but his domain is a barren except for Didi and Julinho, star of the first order, the rest of the attack Brazilian was so much smoke and no fire. And ‘in fact Golden Hungary to touch the third goal with a cross shot that the J.Toth Castilho “pit” and Djalma Santos rejected in extremis on the line. In the second half the tension is sky high and results after 15 minutes of Brazilian attacks that crash against the granite defense Hungary (goalkeeper Grosics all): on the counterattack the English referee Ellis awards a penalty  nonexistent to Hungary (foul Kocsis? ball defender’s hand? What did he see?). Lantos beats and puts the ball at the crossroads, 3-1. A fight breaks out on the field, there is Brazil, and Hungarians are perfect in the part of provocateurs, some flies slap the referee does not see. At 65 ‘the show’s back on the field, beautiful and well-deserved goal Julinho, with a neck from the right outer edge of the far post: impregnable! The game is wide open but it is hard to play, defenders and midfielders Hungarians come hard on the legs of the Brazilians. Castilho enter on Kocsis launched to save on network , on a foul tip in front there is a field goal and another brawl breaks out: this time the referee puts his hand to throw out  Bozsik (the best in the field) and Nilton Santos.

At 78’ Didi sensational shot hit the post with a proverbial shot from outside the box (for Brazilian Didi “knew how to speak the ball”) and Brazilian anger increases: shortly after Humberto Hidegkuti to pull a kick and the referee throws out with a great sense of timing (of revenue so there had been a dozen even by Hungarian!). Brazil does not give up and claim a penalty 5 minutes from the end for contact between Lantos and Julinho, which could also be there. And instead collapses to 88 ‘on the Hungarian counter-attack: the inexhaustible Czibor flies on the right and crossed in the middle for the head Kocsis, is the final 4-2. Under the pouring rain in the final after fights break out new game, but the Battle of Berne now gave his verdict: Hungary (this time less “Golden” and more “cynical”) in the semifinals, Brazil to house a thousand complaints.

La Sfida Infuocata di Losanna

SVIZZERA-AUSTRIA 5-7

MONDIALI SVIZZERA 1954: Quarti di finale

Losanna, Stade Olympique de la Pontaise, 26 Giugno 1954

In un caldo atipico per l’estate svizzera, con 36° e altissima umidità scendono in campo i padroni di casa contro l’Austria per i quarti di finale dei Mondiali 1954. La Svizzera ha appena eliminato nientemeno che l’Italia e il pubblico crede nel raggiungimento della semifinale; ciò che non può immaginare è di stare per assistere se non alla partita più incredibile della Storia del Calcio, sicuramente a quella dei Mondiali. Record imbattuto di gol in una partita in una fase finale dei Mondiali, ha avuto un primo tempo pazzesco, con rocamboleschi rovesciamenti del risultato. Al 15’siamo ancora sullo 0-0 con parziale predominanza svizzera, sospinta dal pubblico; poi in 3 minuti la Svizzera segna 3 gol e si porta sul 3-0. Destro fenomenale di Ballaman da fuori area e doppietta di Huegi. Pubblico in delirio per 10 minuti, poi l’Austria riesce addirittura a fare meglio, segnando 4 gol in 7 minuti e ribaltando totalmente il risultato! Tra l’altro con prodezze balistiche notevoli: 2 bolidi di Wagner, un siluro di sinistro al volo spettacolare di A.Koerner e la firma del capitano Ocwirk ad ammutolire lo stadio con un destro piazzato nell’angolino. 3-4! Il caldo probabilmente ha sciolto le difese, perché 2 minuti dopo da un cross perfetto di R.Koerner, interviene il fratello A.Koerner a insaccare il 3-5 anticipando il portiere con il sinistro (5 gol in 9 minuti per l’Austria!). La Svizzera non ci sta e accorcia nuovamente lo svantaggio grazie al centravanti Ballaman, che raccoglie un lunghissimo rilancio sorprendendo Schmied con un pallonetto di sinistro molto bello. Ma è l’Austria a giocare meglio, dopo i primi 20 minuti di blackout (qualche giornalista ai tempi parlò di “insolazione” del portiere austriaco e di qualche giocatore), riemerse dagli inferi con una potenza devastante, sempre con giocate di prima intenzione o con pungenti incursioni sulle fasce, ma soprattutto con tiri da fuori area pazzeschi, di cui questa partita ha una collezione quasi irripetibile. L’austriaco Stojaspal si libera in area di Bocquet con un colpo di prestigio (tacco e tunnel al difensore), questo lo atterra ed è rigore netto. Ma Robert Koerner con il destro calcia a lato e il risultato non si sblocca… 5-4 per l’Austria alla fine del primo tempo!

Un’azione d’attacco dell’Austria nella sfida infuocata di Losanna

Le emozioni non sono finite, con le squadre che attaccano e contrattaccano in continuazione anche nel secondo tempo: l’Austria si porta sul 6-4 dopo 8 minuti; capitano Ocwirk rimette il pallone in area, Bocquet e Probst saltano a vuoto, irrompe Wagner e insacca col destro. Cinque minuti dopo la Svizzera torna sotto con un sinistro dal limite di Huegi che Schmied non trattiene, 6-5 e la partita sembra non dover mai finire. La Svizzera si butta tutta in avanti alla ricerca del pareggio con il pubblico di Losanna in piedi a sospingerla, ma il fortino austriaco finalmente ha trovato le misure e la stanchezza toglie lucidità agli elvetici: in contropiede Probst vola via solitario, supera Parlier in uscita con tocco di sinistro e chiude, FINALMENTE, il conto sul 5-7! Austria in semifinale contro la Germania Ovest e Svizzera eliminata ma sotto scroscianti applausi del pubblico che si è visto ben 12 gol!!!

SVIZZERA: Parlier 4, Kernen 5, Casali 5, Neury 4.5, Bocquet 4, Eggimann 6, Vonlanthen 6.5, Antenen 6.5, Ballaman 7.5, Huegi 7.5, Fatton 6.5. All. Walter Nausch.

AUSTRIA: Schmied 5, Hanappi 6, Happel 5.5, Barschandt 5.5, Koller 5.5, Ocwirk 7.5, R.Körner 7, Stojaspal 7, Wagner 8, Probst 7, A.Körner 7.5. All. Karl Rappan.

Arbitro: Faultless (SCO) 6.5

 Al 16’ Ballaman 1-0, al 17’ Hϋgi 2-0, al 19’ Hϋgi 3-0, al 25’ Wagner 3-1, al 26’ R.Körner 3-2, al 27’ Wagner 3-3, al 32’ Ocwirk 3-4, al 34’ R.Körner 3-5, al 39’ Ballaman 4-5, al 53’ Wagner 4-6, al 58’ Hϋgi 5-6, al 76’ Probst 5-7.

On a warm summer atypical for the Swiss, with 36 ° and high humidity are on the field against the hosts Austria on the quarter-finals of World Cup 1954. Switzerland has recently eliminated by none other than Italy and the audience believes in reaching the semi-final, can not imagine what it is to stay to watch the game if not the most amazing of the history of football, surely one of the World. Unbeaten record for goals in a game in the World Cup finals, had a crazy first half, with its ubiquitous reversals of the result. At 15’siamo still 0-0 with partial dominance Swiss, driven by the public, then 3 minutes in Switzerland scores 3 goals and goes to 3-0. Right phenomenal Ballaman from outside the box and two goals from Huegi. Public into a frenzy for 10 minutes, then Austria manages to do better, scoring 4 goals in 7 minutes and completely reversing the result! Among other feats with ballistic notable: bolides 2 Wagner, a torpedo left the spectacular flight of A.Koerner and signature of the captain to Ocwirk silenced the stadium with his right fist placed nell’angolino. 3-4! The heat has probably melted the defenses, because 2 minutes later by a perfect cross R.Koerner, spoke to his brother A.Koerner bagged 3-5 anticipating the goalkeeper with the left (5 goals in 9 minutes for Austria! ). Switzerland there is the disadvantage and shortens again thanks to striker Ballaman, collecting a long recovery with a lob surprising Schmied left very nice.  But it is Austria to play better after the first 20 minutes of blackouts (some journalists at the time spoke of “sunshine” of the Austrian goalkeeper and some players), emerged from the underworld with a devastating power, always with the first play of intention or with stinging attacks on the flanks, but especially with shots from outside the box crazy, of which this game has an almost unique collection. The Austrian Stojaspal Bocquet is released into the area with a shot of prestige (heel and tunnels to the defender), and that the land is clear penalty. But Robert Koerner with the right kicks to the side and the result will not unlock … 5-4 for Austria at the end of the first time! The excitement is not over, with the teams that attack and counterattack continuously in the second time in Austria goes to 6-4 after 8 minutes; Ocwirk captain puts the ball into the box, Bocquet and Probst jump vacuum, breaks Wagner and bags with the right. Five minutes after Switzerland with a left back under the limit Huegi not hold that Schmied, 6-5 and the game seems to never have an end. Switzerland is thrown forward in search of the entire tie with the Lausanne public standing to push it, but the Austrian fort finally found the measures and fatigue takes away the shine elvetici: counterattack Probst flies off alone, than in Parlier output touch left and closed, FINALLY, the bill on 5-7! Austria in the semi-final against West Germany and Switzerland but eliminated in the thunderous applause of the audience who has seen fewer than 12 goals!

 

L’Ungheria d’Oro (l’Aranycsapat)

INGHILTERRA-UNGHERIA 3-6

AMICHEVOLE

Londra, Wembley Stadium, 25 Novembre 1953

Il match, pur essendo un’amichevole, era stato presentato dai media come “La Partita del Secolo”, perché poneva a confronto i “Maestri del Calcio “ inglesi contro i Campioni Olimpici ungheresi, imbattuti da più di 3 anni. La folla di Wembley di tutto si sarebbe aspettato tranne di assistere ad una sconfitta, e invece questa partita dimostrò che l’Ungheria d’Oro era di un altro pianeta rispetto al compassato, monotematico e ormai superato calcio inglese. L’impatto alla partita dei “marziani” ungheresi è devastante: dopo 45 secondi di gioco Nandor Hidegkuti scaglia un sensazionale bolide da 30 metri all’incrocio dei pali, 1-0! Ma quello che viene dopo è anche peggio: la tattica rivoluzionaria ungherese con Puskas e Kocsis punte centrali, Hidegkuti centravanti arretrato (il primo “fantasista” della Storia del Calcio) e 2 ali atomiche come Budai e Czibor manda totalmente in affanno la fossilizzata retroguardia inglese. Una triangolazione perfetta Hidegkuti-Puskas-Hidegkuti manda ancora in gol quest’ultimo al 9’ ma l’arbitro annulla per fuorigioco quantomeno dubbio. In contropiede Mortensen e Sewell costruiscono il gol del pareggio inglese, sorprendendo i centrali Lorant e Zakarias con una veloce incursione, ma è solo un fuoco di paglia, perché l’Ungheria d’Oro continua a sciolinare il suo gioco armonico e stupendamente bello da vedere, con passaggi di prima e tocchi di magia. Puskas e Hidegkuti incantano con assist e dribbling e dopo un paio di salvataggi affannosi la difesa inglese capitola al 20’ dopo un’azione confusa guidata da Puskas e Czibor e conclusa in rete dal solito Hidegkuti. Hanno inizio 10 minuti da incubo per l’Inghilterra, nei quali l’Ungheria d’Oro da l’impressione di poter segnare a ogni azione, tanta è la superiorità fra le due squadre: al 24’ uno dei gol più belli mai visti su un campo di gioco, Czibor fugge a destra indisturbato, cross per Puskas che non ha un controllo felice, ma rimedia con un sensazionale movimento con la suola del piede destro sulla palla che lascia a bocca aperta il pubblico di Wembley e manda per terra il povero Billy Wright, pluridecorato capitano inglese… poi il suo proverbiale sinistro a gonfiare la rete. E tre minuti dopo ancora loro: punizione di Hidegkuti e tocco di Puskas a spiazzare il portiere, 4-1. Alla mezzora la partita è già conclusa, l’Ungheria d’Oro tira il fiato e gli inglesi mettono in campo il loro orgoglio: dopo un miracolo di Grosics su Robb, al 37’ accorciano le distanze con Mortensen. Nella ripresa finalmente sale in cattedra Stanley Matthews, che nel primo tempo era talmente fuori dal gioco da sembrare il guardalinee, e dalle sue imprendibili fughe sulla destra nascono i maggiori pericoli per la difesa ungherese: il pubblico di Wembley crede nella rimonta, e perciò la Magica Ungheria riprende ad attaccare per smorzare gli animi. Giocata spettacolare di Puskas che libera Kocsis, palo, ribattuta fuori area della difesa e bolide imprendibile di Bozsik all’incrocio: 5-2!

Ferenc Puskas all’epoca dell’Ungheria d’Oro

Poco dopo la premiata ditta Puskas-Hidegkuti regala un’altra perla: assist di esterno sinistro del primo dopo un controllo al volo fantastico e destro in corsa del secondo per il 6-2. Wembley applaude i nuovi “Maestri del Calcio”. Una lezione che non verrà mai dimenticata, un risultato tennistico solo lievemente ridimensionato dal rigore trasformato da Ramsey dopo il placcaggio di Robb da parte del portiere Grosics. E’ l’unica opportunità costruita dall’Inghilterra fino al 90’, mentre l’Ungheria d’Oro continua a regalare spettacolo e azioni da gol fino al fischio finale dell’ottimo arbitro Horn.

INGHILTERRA: Merrick 5, Ramsey 6, Eckersley 4, Wright 5, Johnston 4, Dickinson 4, Matthews 6.5, Taylor 5, Mortensen 6, Sewell 5.5, Robb 6. All. Walter Winterbottom

UNGHERIA: Grosics 7.5 (dal 76’ Geller sv), Buzansky 6.5, Lantos 6.5, Bozsik 8, Lorant 7, Zakarias 7, Budai 8, Kocsis 7, Hidegkuti 9, Puskas 9, Czibor 7.5. All. Gusztav Sebes

Arbitro: Horn (OLA) 7

Al 1’ Hidegkuti 0-1; al 13’ Sewell 1-1; al 20’ Hidegkuti 1-2, al 24’ Puskas 1-3, al 27’ Puskas 1-4, al 38’ Mortensen 2-4;

Al 50’ Bozsik 2-5; al 53’ Hidegkuti 2-6; al 57’ Ramsey (Rig.) 3-6.

THE GOLDEN HUNGARY (The Aranycsapat)

ENGLAND-HUNGARY 3-6

The match, though friendly, was presented by the media as “The Match of the Century” because it posed to compare the British “Masters of Football” against the Hungarian Olympic Champions, undefeated for over 3 years. The crowd of around Wembley would be expected to attend except a defeat, and instead this game proved that the Golden Hungary was a world away from the staid, monothematic and outdated English football. The impact to the game of “Martians” Hungarian is devastating: after 45 seconds of the game Nandor Hidegkuti throws a dramatic fireball into the top corner from 30 yards, 1-0! But what comes next is even worse: the revolutionary tactics Hungarian Puskas and Kocsis central peaks, Hidegkuti center-back (the first “playmaker” History of Football) and 2 wings as atomic Budai and Czibor sends totally in trouble the English rearguard fossilized . A perfect triangle-Hidegkuti Puskas-Hidegkuti still sends it to the goal in 9 ‘canceled out for offside but the referee at least doubtful. Mortensen and Sewell in counterattack build the equalizer English, surprising power and Lorant Zakarias with a quick raid, but it’s just a fluke, because the Golden Hungary continues to wax his game wonderfully harmonious and beautiful to see, with steps before and touches of magic. Puskas and Hidegkuti enchant with dribbling and assists, and after a couple of frantic rescue the British defense capitulated to 20 ‘after action led by Puskas and Czibor confused and ended in the network usually Hidegkuti. They start 10 minutes nightmare for England, where the Golden Hungary gives the impression of being able to score at every action, such is the superiority between the two teams: the 24 ‘one of the best goals ever seen on a field of game, he runs away to the right Czibor undisturbed for cross Puskas who has no control happy, but makes up with a sensational move with the sole of his right foot on the ball that will amaze the audience at Wembley on the ground and sends the poor Billy Wright, England captain … then decorated his proverbial left to swell the network. And three minutes later them again, and punishing Hidegkuti touch of Puskas to crowd the goalie, 4-1. At half an hour the battle is already over, the Golden  Hungary pulledbreath and the British put their pride on the pitch: a miracle of Grosics of Robb, a 37 ‘bridge the gaps with Mortensen. In the second half finally climbs Chair Stanley Matthews, who in the first half was so out of the game to look like the linesman, and its elusive leaks on the right come the greatest dangers to the Hungarian defense: the public believes in Wembley comeback, and therefore the Hungary continues to attack magic to dampen the spirits. Puskas played spectacular freeing Kocsis, post, rebound off area of the fireball impregnable defense and the intersection of Bozsik: 5-2! Shortly after the company rewarded Puskas-Hidegkuti offers another pearl: Assists the outside left of the first after a fantastic flight and control to the right in the race for the second 6-2. Wembley applauds the new “Masters of Football”. A lesson that will never be forgotten, a result only slightly reduced from tennis penalty converted by Ramsey at the tackle Robb Grosics by the goalkeeper. It ‘s the only chance England built up to 90’, while the Golden Hungary continues to show and give away shares to score until the final whistle of the excellent referee Horn.

La Finale di Stanley Matthews

BLACKPOOL – BOLTON W. 4-3

FA CUP 1953 / Finale

Londra, Wembley Stadium, 2 Maggio 1953

La Coppad’Inghilterra (o FA Cup) è il trofeo di calcio più antico del mondo e si è svolta ogni anno dal1872 aoggi, con le sole 2 interruzioni per i conflitti mondiali. Ritenuta da sempre dagli inglesi più prestigiosa dello stesso campionato (l’attuale Premier League), la FA Cup raggiunse l’apice del mito il 2 Maggio del 1953 grazie a una finale sensazionale fra i Blackpool del leggendario Stanley Matthews ed i fortissimi Bolton Wanderers. Matthews era il “Mago del Dribbling”, il migliore calciatore d’Inghilterra fin dagli anni Trenta, quando aveva esordito in nazionale all’età di 19 anni. La Seconda Guerra Mondiale aveva bruscamente interrotto la sua carriera all’apice del successo, ma Matthews tornò in campo nel dopoguerra più forte di prima e passato al Blackpool sfiorò per 2 volte la vittoria della FA Cup nel 1948 e nel 1951 perdendo rocambolescamente entrambe le finali. All’età di 38 anni questa finale contro il Bolton pareva la sua ultima occasione, ma tutto sembrò andare per il verso sbagliato anche questa volta: dopo soli 75 secondi il Bolton era già in vantaggio grazie a un destro del possente centravanti Lofthouse da fuori area. Il portiere Farm avrebbe potuto respingere agevolmente il tiro se non si fosse impaperato sul rimbalzo irregolare del pallone. Il Blackpool accusa il colpo e il Bolton domina l’incontro nella prima mezzora: al 18’ ancora Lofthouse, lanciato da Moir, si trova a tu per tu con il portiere e lo supera colpendo in pieno il palo, sulla ribattuta arriva Langton a ribadire verso la porta ma questa volta è bravo Farm a respingere, poi i difensori chiudono in corner. Si fa male il numero 6 del Bolton, Bell, ma ai tempi non esistevano ancora le sostituzioni e si usava spostare il giocatore infortunato all’ala sinistra dove potesse incidere in modo minore sull’assetto tattico della squadra. In pratica il Bolton gioca il resto della partita in 10 con uno zombie che si trascina per il campo! Nel centrocampo del Blackpool c’è un Taylor indemoniato che gioca in maniera eccelsa, serve un’ottima palla all’ala sinistra sudafricana Perry che calcia e sfiora il palo. Ma poco dopo si scatena il centravanti del Blackpool e della nazionale inglese Mortensen: riceve palla alla trequarti, salta 2 avversari e batte il portiere Hamson, che ci mette del suo per farsi sfuggire il pallone in rete. Che non è proprio la giornata dei portieri si vede 5 minuti dopo, un innocuo cross di Langton all’interno dell’area del Blackpool vede andare a vuoto contemporaneamente sia l’accorrente Moir che il portiere Farm, con la palla che entra in porta senza deviazione alcuna! Il primo tempo si chiude così sul 2-1 per il Bolton. Nella ripresa il Blackpool vuole a tutti i costi il pareggio: grande azione di Taylor, con un tunnel entra in area ma il suo destro è respinto di pugno da Hanson. In contropiede però succede l’inenarrabile: numero di Holden sull’ala destra, salta 2 difensori del Blackpool e crossa nell’area piccola dove c’è il colpo di testa vincente di Bell, proprio lui, lo zoppo, che vagava di li per caso e si è trovato nel posto giusto al momento giusto! I compagni lo portano in trionfo increduli, sul 3-1 sembra proprio finita. Ma adesso comincia la finale di Matthews. Al 60’ proverbiale volata sulla fascia destra di Matthews, dribbling magico e assist in mezzo, spettacolare velo di Mortensen per l’accorrente Perry che riesce a mettere fuori un gol già fatto. Pochi minuti dopo, meravigliosa accelerazione di Stan Matthews con cross velenoso che Hanson non riesce a trattenere, irrompe Mortensen come un falco e la butta dentro: 2-3 e venti minuti da giocare. Ogni palla giocata dal Blackpool viene data allo scatenato Matthews che salta chiunque gli si ponga davanti, col Bolton che paga alla distanza l’uomo in meno: al 78’ passaggio filtrante di Matthews per Perry che si impappina in area, la palla carambola sui piedi di Mortensen, destro e miracolo di Hanson in corner. Il Bolton approfitta di veri e presunti infortuni ai propri giocatori per perdere ripetutamente tempo con stucchevoli meline, ma il pareggio è nell’aria: minuto ottantanovesimo, calcio di punizione sensazionale di Mortensen che spedisce la palla all’incrocio dei pali dal limite dell’area, tripletta per lui (“hat-trick” come dicono da queste parti)!

Stanley Matthews portato in trionfo con la FA Cup

Wembley in delirio, si pensa ai supplementari, ma Matthews ha ancora benzina: fuga a destra e cross al bacio per Perry, serve solo toccarla dentro ma Perry sbaglia il controllo invece di calciare di prima intenzione! Secondo minuto di recupero, ancora Matthews impagabile penetra in area dalla corsia di destra, dribbla secco il povero Banks e serve a Perry l’ennesimo match ball, che stavolta non può sbagliare! 4-3 ed è l’apoteosi per un campione di tecnica, correttezza e longevità, che continuerà a giocare e vincere a livello professionistico fino all’età di 50 anni.

BLACKPOOL: Farm 5, Shimwell 6.5, Garrett 6, Fenton 6, Johnston 7, Robinson 6.5, Matthews 8.5, Taylor 7.5, Mortensen 8, Mudie 5, Perry 6.5. All. Joe Smith

BOLTON WANDERERS: Hanson 5, Ball 6, Banks 5.5, Wheeler 6.5, Barrass 5.5, Bell 6, Holden 7, Moir 6.5, Lofthouse 7.5, Hassall 6.5, Langton 7. All. Bill Ridding

Arbitro: Griffiths (ING) 7

Al 2’ Lofthouse 0-1; al 35’ Mortensen 1-1; al 40’ Langton 1-2;

Al 55’ Bell 1-3; al 68’ Mortensen 2-3; all’89’ Mortensen 3-3; al 92’ Perry 4-3.

 

STANLEY MATTHEWS FINAL

BLACKPOOL – BOLTON W. 4-3

The FA Cup (or FA Cup) is the oldest football trophy in the world and was held annually from 1872 to today, with only 2 interruptions for world wars. Always been considered more prestigious by the British from the same league (now Premier League), the FA Cup, reached the height of the legend on May 2, 1953 due to a dramatic final between the legendary Stanley Matthews of Blackpool and Bolton Wanderers very strong. Matthews was the “Wizard of Dribbling”, the best player in England since the thirties, when he debuted for the national team age of 19. The Second World War had abruptly ended his career at the peak of success, but Matthews was recalled after the war stronger than before, and passed to Blackpool brushed 2 times winning the FA Cup in 1948 and in 1951, losing both finals rocambolescamente . At the age of 38 years, this final against Bolton seemed his last chance, but everything seemed to be going wrong this time: 75 seconds after just Bolton was already ahead thanks to a powerful center-right Lofthouse from outside the box . The goalkeeper Farm could easily dismiss the shot if he had not impaperato on irregular bounce of the ball. The feeling the pinch and Blackpool Bolton dominated the match in the first half hour: the 18 ‘still Lofthouse, launched by Moir, is face to face with the goalkeeper and hit over the full post, the rebound comes to reaffirm Langton toward the door but this time it’s good to reject Farm, then close the defenders for a corner. It hurts the number 6 of Bolton, Bell, but at the time did not exist substitutions and they used to move the injured player to the left wing where he could affect to a lesser sull’assetto tactical team. In practice, Bolton played the rest of the game at 10 with a zombie that has dragged on for the field! In the midfield of Blackpool is a demon who plays Taylor in a lofty, serves excellent South African left wing ball kicking and Perry touches the pole. But shortly after the striker breaks out of Blackpool and England Mortensen got the ball to the trocar, 2 skips opponents and beat the goalkeeper Hamson, who takes his to miss the ball in the net. That’s not really the day we see of the porters 5 minutes later, a harmless cross from inside the area of Blackpool Langton sees going to vacuum simultaneously both the onrushing goalkeeper to Moir Farm, with the ball enters the goal without no deviation! The first half ended 2-1 to Bolton on the way. In the second half Blackpool wants at all costs the draw: Taylor’s great action, with a tunnel into the area but his right fist is rejected by Hanson. In the counterattack, however, the unspeakable happens: number of Holden on the right wing, skip 2 defenders and crossed the Blackpool area where there is a small header winning Bell, himself, the lame man, who wandered there for case and has found the right place at the right time! The companions led him in triumph to unbelievers, to 3-1 seems really over. Now begins the final Matthews. At 60 ‘proverbial flying on the right wing of Matthews, magical dribbling and assists in the midst of a spectacular film of the onrushing Perry Mortensen manages to put out a goal already. A  few minutes later, wonderful acceleration Stan Matthews cross poisonous Hanson fails to hold, Mortensen breaks like a hawk and throws in: 2-3 and twenty minutes to play. Any ball played from Blackpool is given to anyone who unleashed Matthews jumping is put before him, Bolton charged that the distance the man down: the 78 ‘through ball to Matthews to Perry that impappina in area, the ball carom feet Mortensen, right, and miracle of Hanson in the corner. Bolton took advantage of real and alleged injuries to its players for repeatedly losing time with Meline cloying, but the tie is in the air: ottantanovesimo minutes, Mortensen sensational free kick that sends the ball into the top corner from the edge of , hat-trick for him (“hat-trick” as they say around here)! Wembley in delirium, is thought to extra time, but Matthews still has gasoline: Escape to the right and cross to kiss for Perry, but Perry is only touching it in the wrong control instead of going first to kick! Second minute of recovery, yet priceless Matthews enters the box from the right lane, dribbled Dry Banks and serves the poor in Perry just another match ball, this time can not be wrong! 4-3 and is the apotheosis for a sample of technique, accuracy and longevity, which will continue to play and win at the professional level until the age of 50 years.

Il “Maracanazo”

BRASILE-URUGUAY 1-2

MONDIALI BRASILE 1950 / Ultima partita del Girone Finale

Rio de Janeiro, Estadio Maracanà, 16 Luglio 1950

La fine della Seconda Guerra Mondiale aveva lasciato l’Europa in condizioni disastrose. Quando nel 1946 la FIFA decise di organizzare il primo Mondiale del dopoguerra nel 1950, l’unica candidatura fu quella del Brasile, rimasto ai margini del tremendo conflitto. In Brasile il calcio era già di gran lunga lo sport più amato e seguito, ma nonostante ciò la nazionale carioca non era ancora riuscita a conseguire successi a livello internazionale, se si escludevano 3 trofei sudamericani. Nelle tre precedenti edizioni del Mondiale il Brasile aveva sempre deluso, in particolare nell’edizione del1938 inFrancia aveva perso la semifinale per 2-1 contro l’Italia di Meazza nonostante tutti i favori del pronostico. Per sfruttare al massimo la spinta del pubblico e vincere il suo primo Mondiale, a Rio de Janeiro fu messo in cantiere il più grande stadio del mondo, capace di contenere 200.000 spettatori. Lo stadio Maracanà fu iniziato nell’agosto del ’48 e completato pochi giorni prima dell’inizio del Mondiale, e fu un grosso vanto per i brasiliani poter mostrare al mondo una tale costruzione così maestosa e realizzata in così poco tempo. Con una formazione altamente tecnica e spettacolare, guidata dal funambolico Ademir e con eccezionali interpreti offensivi come Friaça, Zizinho, Jair e Chico, ed un pubblico immenso assiepato sugli spalti del Maracanà, il Brasile aveva vinto agilmente il proprio girone di qualificazione battendo 4-0 il Messico e 2-0 la Jugoslavia, andando poi a pareggiare 2-2 con la Svizzera a qualificazione acquisita. La clamorosa eliminazione dei bi-campioni in carica dell’Italia (che aveva perso 10/11 della propria formazione nella tragedia di Superga poco più di un anno prima, nella quale l’aereo con a bordo il Grande Torino si schiantò sulla collina torinese poco prima dell’atterraggio senza lasciare superstiti) battuta dalla Svezia e dell’altra favoritissima Inghilterra (al suo primo Mondiale, dopo aver snobbato per “evidente superiorità” le prime tre edizioni dell’ante-guerra) incredibilmente eliminata dagli Stati Uniti, stava ulteriormente favorendo il Brasile, che si ritrovò nel girone finale a giocarsi il titolo con Uruguay, Svezia e Spagna, nel primo e unico Mondiale assegnato senza la disputa di una finalissima. La cavalcata dei beniamini del Maracanà si fece allora dirompente e trionfante, rifilando un 7-1 alla Svezia e un 6-1 alla Spagna, in attesa dell’ultimo scontro con l’Uruguay. La stampa e l’opinione pubblica di tutto il mondo davano la Celeste (la nazionale uruguayana) per spacciata, dopo il 2-2 con la Spagna e la fortunata vittoria per 3-2 sulla Svezia: i 3 punti in classifica, contro i 4 del Brasile, nonostante la differenza reti totalmente a favore dei brasiliani consentiva all’Uruguay di poter comunque sperare, in quanto con una vittoria avrebbero scavalcato i padroni di casa e vinto il Mondiale. Al Brasile invece bastava il pareggio, ma sembrava avere poco senso parlare di pareggio per una  squadra fenomenale come quella brasiliana per la quale, viste le goleade con le quali aveva vinto le prime due gare del girone finale, l’ultima gara pareva essere una mera formalità prima di alzare la prima sospirata Coppa Rimet della sua Storia. Nei giorni precedenti la gara per  le vie del Paese si incontravano ovunque caroselli festanti, mentre la mattina del 16 Luglio fu improvvisato addirittura un Carnevale a Rio per festeggiare il Mondiale. Prima della partita il Presidente dello stato di Rio de Janeiro fa il suo discorso beneaugurale cominciando con “L’attesa della vittoria per noi è una semplice formalità…”, e con passaggi come “…la nostra squadra, che io considero sicura vincitrice del torneo…” e “…voi giocatori che tra meno di due ore sarete campioni del Mondo…”. Insomma tutto è pronto per la più grande festa del secolo, il Maracanà è stracolmo (174.000 persone le stime ufficiali, oltre 200.000 secondo alcune cronache) e le squadre scendono in campo alle ore 15. Il Brasile, nella tradizionale (fino ad allora) maglia bianca, attacca a spron battuto senza però la necessaria determinazione sotto porta, e la difesa uruguagia si salva con un paio di interventi prodigiosi di Maspoli e diversi errori degli attaccanti brasiliani, in particolare di Ademir. Con il passare dei minuti l’Uruguay prende coraggio e si fa pericoloso in contropiede in almeno 3 occasioni con Ghiggia e Schiaffino. Alla fine del primo tempo il risultato è ancora sullo zero a zero. Ma all’inizio della ripresa Maspoli esce male su un cross di Zizinho e Friaça è pronto a insaccare: il Maracanà esplode, oramai la festa è completa. Balli, canti, coriandoli al vento, il pubblico è in delirio e i calciatori brasiliani non possono non lasciarsi condizionare dal clima festoso. Gli uruguagi invece sorprendentemente non si demoralizzano e, approfittando del calo di tensione degli avversari, prendono in pugno la partita e si gettano in attacco alla ricerca del pareggio, guidati dalla sapiente regia di Juan Alberto Schiaffino. Al 66’Ghiggia se ne va via sulla fascia sinistra con una possente progressione, salta anche l’ultimo difensore Bigode e sull’uscita del portiere tocca verso l’accorrente Schiaffino che realizza il meritato 1-1. Nonostante il risultato sia ancora utile per il Brasile al fine della vittoria Mondiale, la rete uruguaiana ha un effetto terrificante per la Seleçao, che pietrificata dalla paura di perdere non riesce più a giocare e punta a far passare i minuti che mancano alla fine gettando ripetutamente il pallone lontano dalla propria porta. Al79’il colpo di scena: Perez lancia Ghiggia che penetra nell’impietrita difesa brasiliana e batte Barbosa. Sul Maracanà scende un silenzio tombale, irreale, che accompagna gli ultimi 10 minuti della partita nei quali i brasiliani si gettano disperatamente all’attacco senza lucidità e trovando un’organizzatissima difesa uruguaiana guidata dal grande capitano Varela.

Il gol di Ghiggia che getta nello sconforto i tifosi brasiliani

Maspoli diventa insuperabile e l’Uruguay arriva indenne al novantesimo. Quando l’arbitro Reader fischia la fine, il clima è surreale. Sugli spalti decine di persone vengono colte da infarto: le cronache parlano di 10 morti accertati solo all’interno del Maracanà, e il suono delle ambulanze accompagna il pianto degli affranti e increduli giocatori brasiliani. Le autorità brasiliane disertano la premiazione, dove il solo Jules Rimet consegna imbarazzato la Coppa a Varela. La formazione uruguagia viene scortata subito all’aeroporto per uscire dal paese al più presto ed evitare rappresaglia, ma nonostante ciò Ghiggia viene aggredito e pestato selvaggiamente, e giunge a Montevideo scendendo dall’aereo in stampelle, accolto come un eroe con tutto il resto della squadra, per un’impresa senza precedenti. In Brasile invece viene proclamato il lutto nazionale, i suicidi in tutto il paese sono innumerevoli, l’intera popolazione è nello sconforto. La tradizionale maglia bianca della Nazionale viene messa al bando dopo questa partita e sostituita con una maglia azzurra con pantaloncini bianchi, affinché il popolo brasiliano non ripensi a questa partita guardando il colore della maglia. In seguito, dal 1954, verrà indossata per la prima volta la divisa “verde-oro” che tutti conosciamo. Questa giornata nefasta viene ricordata in Brasile come O’Maracanaço (El Maracanazo in spagnolo), ovvero il “Disastro del Maracanà”.

BRASILE: Barbosa 5, Augusto 5, Juvenal 5, Bigode 4, Bauer 5, Danilo 5, Zizinho 6, Jair 5.5, Friaça 6, Ademir 5, Chico 5. All. Flavio Costa

URUGUAY: Maspoli 8, Gonzales 7, Andrade 7.5, Tejera 6.5, Gambetta 6.5, Perez 6.5, Varela 8, Ghiggia 8, Schiaffino 8, Miguez 7, Moran 6.5. All. Juan Lopez Fontana

Arbitro: Reader (ING)  7


ENGLISH TRANSLATION

THE “MARACANAZO”

Brazil-Uruguay 1-2

World Cup Brazil 1950 / Last match of Final Round

Rio de Janeiro, Estadio Maracanà, 16 July 1950

The end of the Second World War had left Europe in dire conditions. When FIFA decided in 1946 to organize the first World war in 1950, the only nomination was that of Brazil, stayed on the edge of tremendous conflict. In Brazil, football was already by far the most popular sport and followed, but despite what the national carioca had not yet managed to achieve international success, if we exclude South American 3 trophies. in the three previous editions of the World Brazil was always disappointed, especially in the edition del1938 inFrancia had lost a 2-1 semifinal against Italy Meazza despite all the underdogs. To maximize the thrust of the public and win its first World Cup in Rio de Janeiro was put on site the largest stadium in the world, capable of holding 200,000 spectators. The Maracana Stadium was started in August of ’48 and completed a few days before the start of the World, and was a big source of pride for Brazilians to show the world such a construction so majestic and built in such a short time. With highly trained technical and spectacular, acrobatic Ademir and led by exceptional interpreters as offensive Friaça, Zizinho, Jair and Chico, and an immense audience in the stands of the Maracana, Brazil had easily won their qualifying group by beating 4-0 Mexico and 2-0 to Yugoslavia, then going to equalize 2-2 with Switzerland with qualification acquired.

The sensational elimination of bi-champions of Italy (which had lost 10/11 of their players in the Superga tragedy just over a year earlier, in which the airplane carrying Grande Torino crashed on the Turin hills just before landing, leaving no survivors) beaten by Sweden and the other favoritissima England (his first World Cup, after having snubbed for “clear superiority” of the first three editions of the pre-war) surprisingly removed from the United States, was further encouraging Brazil, which he found himself in the final round to play for the title with Uruguay, Sweden and Spain, in the first and only World awarded the dispute without a final. The ride of the idols of the Maracana then became disruptive and triumphant, trimming a 7-1 to a 6-1 to Sweden and Spain, pending final clash with Uruguay. The press and public opinion around the world gave the Celeste (the Uruguayan national) for doomed after a 2-2 draw with Spain and the lucky 3-2 win over Sweden: 3 points in the standings, compared with 4 Brazil, despite the difference in total favor of Brazilian networks enabled Uruguay can still hope, because with a win would have bypassed the hosts and won the World Cup. From Brazil instead of the draw was enough, but seemed to have little sense to talk of a tie for a phenomenal team like Brazil, for which, given the goleade with whom he won the first two races of the finals, the last race seemed to be a mere formalities before raising the first of his long-awaited Rimet Cup History. In the days before the race through the streets of the country met anywhere carousels revelers while the morning of July 16 was even an impromptu carnival in Rio to celebrate the World. Before the game the President of the State of Rio de Janeiro is the auspicious beginning his speech with “The expectation of victory for us is a mere formality …”, and with passages like “… our team, that I consider safe winner of the tournament … “and” … you, the players that in less than two hours … you will be world champions. “So everything is ready for the biggest party of the century, has packed the Maracana (174,000 persons to official estimates, more than 200,000 according to some chronicles) and the teams play at 15. Brazil, in the traditional (until then) white jersey, attacking at full speed without the necessary determination under the goal, and the defense uruguagia you save with a few of his miracles Maspoli and several errors of Brazilian strikers, especially Ademir . With every passing minute, Uruguay takes courage and it is dangerous on the break in at least 3 occasions with Ghiggia and Schiaffino. At half time the result is still zero to zero. But at the beginning of the recovery Maspoli quit hurting on a cross Zizinho Friaça and is ready to stow away: the Maracana explodes, the party is now complete. Dances, songs, confetti in the wind, the audience is roaring and the Brazilian soccer players can not help being influenced by the festive atmosphere. The Uruguayans, surprisingly, not demoralize and, taking advantage of the power loss of the opponents, take firm hold of the game and throw themselves into attack in search of an equalizer, led by the wise direction of Juan Alberto Schiaffino. At 66’Ghiggia goes away on the left wing with a powerful progression, jumping the last defender Bigode and outlet to the onrushing goalkeeper touches Schiaffino realizes that a well-deserved 1-1. Although the result is still useful for Brazil to win the World Cup, the Uruguayan network has a terrifying effect for the national team, which petrified by fear of losing is no longer able to play and aims to pass the minutes that are left to be throwing again the ball away from their door. Al79’il twist: Perez throws Ghiggia penetrating nell’impietrita Brazilian defense and beat Barbosa. The Maracana down a dead silence, unreal, accompanying the last 10 minutes of the game in which the Brazilians are thrown desperately clarity and attack without finding a very organized defense led by the great Uruguayan captain Varela.

Maspoli becomes insurmountable and Uruguay arrives undamaged to the ninetieth. When the referee blows for Reader, the atmosphere is surreal. Dozens of people in the stands are harvested from heart attack: the chronicles speak of only 10 confirmed deaths in the Maracana, and the sound of ambulances accompanying the tears of the bereaved and incredulous Brazilian players. The Brazilian authorities have deserted the awards ceremony, where only the Jules Rimet Cup delivery embarrassed to Varela. The formation uruguagia is immediately escorted to the airport to leave the country as soon as possible and avoid reprisals, but even so Ghiggia is attacked and beaten savagely, getting off the plane and arrived in Montevideo on crutches, hailed as a hero with the rest of team to unprecedented feat. In Brazil however is declared national mourning, suicides around the country are numerous, the entire population is in despair. The traditional white jersey of the national team is banned after this game and replaced with a blue shirt with white shorts, so the Brazilian people do not look back on this game looking at the color of the shirt. Later, from 1954, will be worn for the first time the uniform “green gold” that we all know. This day is commemorated in Brazil as nefarious O’Maracanaço (El Maracanazo in Spanish), or the “Disaster of the Maracana.”